martedì 17 gennaio 2017

mercoledì 11 gennaio 2017

Better known as TOM.

Troppo gentile Natasha, figlia di Tom, nel condividere in anteprima con noi oltreoceano alcuni scatti di famiglia.

Eccolo, giovanissimo, nei primi anni cinquanta, quando incontrò Tiny e fondarono il loro bicycle club.


Questa invece è del giorno del suo primo matrimonio, con Connie, madre di Natasha, nel 1969


Ed infine, in sella, con Natasha tredicenne.


Thanks a million to Natasha for sharing this priceless stuff.

martedì 10 gennaio 2017

Another year has gone...

... e per quel che mi riguarda non è andato via da solo.
Ma big wheel, keep on turning'...
... e per iniziarne uno nuovo si parte sempre da una buona vigilia.
Sicché invece di aspettare la cena dell'ultimo, ci siam rifatti già col pranzo.
Menù d'obbligo quando si mangia con gli Zankelli!



Prova cinghiale superata, ci siam trovati alla stanza per festeggiare ed incignare l'anno come si deve.



A digerire ci ha aiutato una medaglia d'oro!


Poi primo giorno dell'anno, prima domenica dell'anno e primo bacio dell'anno...


(sarà stato anche il settimo o l'ottavo, ahahahahah!)

Il primo mercoledì dell'anno, invece, abbiam invitato un po' di amici alla Gas Station House per cenare assieme e raccogliere un po' di dollari da inviare a Ken Nagahara... dei bastardi gli hanno svaligiato casa, fottuta tutta l'attrezzatura per lavorare, proprio in vista di un figlio in arrivo. Che probabilmente è nato stanotte.
Il nostro "Jimbo Worldwide" è stato suo ospite ad Oakland, CA. lo scorso settembre prima di spararsi il Golden Chain Run e questo è il minimo che potessimo fare.


Grazie a tutti per la sentita partecipazione... a moonshine for Ken!


Giusto il tempo di riprendersi e la Befana ci ha portato Gianlu, il nostro Nomad "insucunnu!".



Quindi, direte voi, il tema delle vacanze è stato fatto, ora ci si può anche vedere on the road!

Un attimo, miei cari, il primo sabato dell'anno deve ancora arrivare!


Pinguino... here we come!


Con tappa d'obbligo dalle "fichine" a Forlimpopoli, ovviamente.


La corda dice il vero, un freddo così non era mai stato.
Tutto il viaggio abbondantemente sotto zero!

Ma ne valeva la pena... come sempre, gli amici Easternsiders hanno imbastito un party coi fiocchi!


Contando anche sulla collaborazione volontaria del Cheli...
... anche ad un animale come Karbons, gli ci è voluta tutta a gestirlo.


Ne sa qualcosa Cekkino, che l'ha dovuto sopportare in versione Chelico SuperSound!


Bella serata, qualche ora di sonno ed è tempo di scaldare i motori (almeno quelli!) che noi ci scalderemo ben poco al rientro.

pic courtesy of Stefanenko.




Pit stop a Premilcuore e via verso la fine di questo #ridefortomfugle.

Eh già... io l'ho voluto salutare così il buon vecchio Tom, non potendo esser al suo funerale, sabato a Sioux City, IO.

Oggi ne avrebbe compiuti 76.

LEGENDS NEVER DIE.

pic courtesy of Jeremiah Love Cycles.




venerdì 6 gennaio 2017

FEEL 27 FOREVER, TOM!



La settimana prima di Natale è iniziata con la brutta notizia della morte di Tom Fugle.

Un dispiacere immenso, incredibile, a rifletterci, considerato che non ci siamo mai conosciuti.

Ma forse c'è davvero una dimensione in cui non importa conoscersi.

La storia di Tom, della sua gente, del suo club, EL FORASTERO MC, è senza dubbio, per me, la più bella.

Ci sono persone che hanno avuto un ruolo fondamentale affinchè fosse conosciuta dagli appassionati di tutto il mondo...

"now, I wanna show you the real thing!" dice la voce fuori campo di Jessee James, dopo aver tirato nel cesto la bottiglietta d'acqua appena bevuta, in History of the Choppers.


Quella è stata la prima volta, nel 2006, che ho visto Tom Fugle.

Un articolo sull'El Forastero MC lo aveva dedicato sempre James su Garage Magazine, ricordo che lo avevano i ragazzi del Garage 69 a Pistoia.

Poi iniziai a documentarmi, grazie ai canali che stavano prendendo piede, e saltò subito fuori il massimo.

Si, perchè nonostante tutte le foto degli anni successivi, il massimo rimane l'elogio che Tom dedicò a Dave Mann alla Dave Mann Chopper Fest nel dicembre 2004.

Ritengo che le parole che Tom dedicò a Dave Mann, che era mancato da pochi mesi, siano attualissime alla vigilia del funerale di Tom, che si terrà domattina, sabato 7 gennaio.

Come Dave Mann ha contribuito con la sua opera a tenere vivo l'interesse per i chopper e la vita on the road, così Tom ha ispirato tutti negli ultimi 10 anni, grazie alla sua umiltà espressa nel condividere tutto.

Dopo James, infatti, è stato il grandissimo Jeff Wright di Church of Choppers che ci ha fatto vedere a tutti il materiale fotografico di Tom, ha portato all'intervista su Street Choppers Magazine, ha ristimolato Tom alla partecipazione agli eventi come ospite e con i suoi prodotti in pelle.

Credo difficile che senza il ruolo mediatico di Jeff Wright non sarebbe potuto accadere il risorgimento di questa figura leggendaria, a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 anni.




Tom apparve al Tap and Taco con Blue Sapphire restaurata, ora nelle care mani di sua figlia Natasha,



Poi ha partecipato un po' a tutto donando con la sola propria presenza un valore aggiunto indiscutibile.

Tom Fugle from scott pommier on Vimeo.



Al Born-Free come costruttore, ad altri eventi importanti in Europa, in Giappone ed a party autentici come il compleanno di Love Cycles, il Mama Tried, il Brooklin Invitational o il Giddy-up Show in Texas.

Sempre in grande stile, umile e fiero, al rientro postava su Istagram i rigraziamenti a Club che gli avevano permesso di partecipare nei loro stati, senza attitudine o problemi.


Ha festeggiato, nel 2012, il cinquantesimo anniversario del suo club e tranne Grey Cat, li ha visti andarsene tutti, i suoi "outsiders" della prima ora... sicuramente saranno stati tutti lassù ad aspettarlo.

(pic courtesy of James Stone)

Questa è la traduzione che feci alcuni anni fa' dell'elogio, non sarà perfetta ma questa è.


"Ciao, sono Tom Fugle e vengo da Sioux City, Iowa. Sono uno dei fondatori dell'EL FORASTERO MC e ho avuto la fortuna di esser stato amico di Dave Mann dal 1964.
Quando mi è stato chiesto di venire oggi a parlare, mi son dovuto fermare a pensare cosa volevo dire. Guardando indietro, riconosco quanto sia stato importante per me conoscere e diventare amico di Dave. Se non lo avessi incontrato, molti degli elementi importanti della mia vita non sarebbero mai stati messi insieme. Abbiamo passato tanti bei momenti.
Attraverso la sua arte, Dave ha permesso agli altri di provare la libertà e vivere la vita che noi due amavamo tanto. Dave è parte di un fermento che tiene viva l'immagine del chopper e di eventi come la Chopper Fest.
L'incontro con Dave Mann ebbe tutto a che fare con i chopper. Era il chopper che ci teneva insieme.

Affinchè capiate cosa intendo, devo iniziare col raccontarvi dei giorni che portarono al nostro incontro. Molto ha a che fare con un tipo chiamato Harlan Brower, meglio noto come “Tiny” o “Tiny il bello”. Quest'uomo ebbe molta influenza sulla vita di Dave, come del resto sulla mia. Nel raccontarvi questa storia devo tornar indietro un sacco di anni... fino al 1952.
Conobbi Tiny quando avevo 11 anni, a Sioux City. Lui ne aveva 13 e si era trasferito alla porta accanto. Anche a quel tempo era già un ragazzone, alto un metro e ottanta! Era una persona col senso dell'umorismo, molto intelligente, ed essendo un paio d'anni più grande di me, guardavo a lui in altri modi più che per la stazza. Tiny era anche un uomo d'onore. Diventammo amici stretti.
Tiny spiccava sempre, gli garbava esser inusuale e far uscir di testa la gente. Aveva una bicicletta che customizzò. Poi molti altri ragazzi nei dintorni fecero la stessa cosa e fondammo un Bicycle Club. Facevavo feste, incontri e giri in bicicletta.
Quando Tiny fece 16 anni prese una Chevy del '48 e il club delle bici fu abbandonato. Zompammo sulla sua macchina senza aver più bisogno delle biciclette.
Poco dopo la famiglia di Tiny si trasferì a Van Nuys in California, e io non lo vidi più finchè arrivò a casa mia nel '61 in sella alla motocicletta più selvaggia che avessi mai visto. Disse che era un chopper, un Panhead del '48. Non era realmente salubre ma era costruita con intuizioni davvero radicali. Niente serbatoio della benzina davanti, telaio giallo vivo, avantreno Hydra Glide spogliato, due piccoli fari anteriori, manubrio alto 60 centimetri, gomma anteriore 21 pollici, frizione suicida, cambio a mano, sella e pad passeggero Bates. Due parafanghi da bicicletta, uno per lato, fino alla metà della ruota posteriore, un sissybar alto quanto il munubrio. Il sissy sosteneva una pipa d'acciaio, di tre pollici alta 75 centimetri, usata come serbatoio della benzina, che teneva il giusto per poco più di una ventina di kilometri.
Tiny indossava un giubbotto di jeans senza maniche con dietro la toppa dei SATAN'S SLAVES.
Mai e poi mai avevo visto una moto del genere prima e devo dire che a tutt'oggi, quel ferro resta uno dei più radicali di sempre.
Dissi a Tiny che anch'io avevo una motocicletta, una Harley Davidson del '56, una full dresser che avevo appena distrutto. “Bene!” disse Tiny, “Allora hai un motivo buono per chopparla!”. Ricordate che in quei giorni non c'era alcun modo di documentarsi sui chopper tramite riviste, film, o televione come oggi giorno. Tutto ciò da cui dovevo prender le mosse era la sua moto. Non ero sicuro cosa pensare.
Tiny disse che “gli unici che usano le dresser sono i negri e i vecchi” e “una dresser è buona solo per una cosa... farci un chopper.”. Mi ripeteva sempre “puoi chopparla e tener tutto, così puoi riportarla originale in un'ora di tempo.”. Sapeva che una volta che l'avessi choppata non sarei mai tornato indietro. E non l'ho mai fatto.
Tiny era ritornato a Sioux City per arruolarsi ma per via della sua cattiva salute quando era più giovane, non fu ammesso al servizio militare. Decise comunque di rimanere a Sioux City quell'inverno, dicendo che sarebbe tornato nel sud della California a primavera. Rimase per molti inverni...
Per tutto quell'inverno passammo un sacco di tempo assieme, andavamo nei negozi di giornali in cerca di riviste di hot-rod per vedere se c'era qualche foto di car show in cui s'intravedesse almeno un chopper sul retro, senza mai trovarne uno.
Ovunque andassimo, la moto di Tiny continuava a far uscir di testa la gente, ricevendo sempre la stessa reazione, “ma che cazzo è!”. Ecco cosa mi fece voler costruire un chopper. Decisi di smontar tutto e costruire un chopper che fosse pulitissimo, pieno di cromo ed idee radicali (vinse ogni show dal '63 al '66).
Quell'estate, girando per le strade della città, avvertimmo lo stesso interesse da parte di altri. Tiny disse che avremmo potuto fare una sezione dei Satan's Slaves. Così chiamò in California e parlò con Deacon, uno degli Slaves, che gli disse, “mandami qualche foto di codesta gente”. Tiny gli attaccò il telefono e disse “Che gente? Non ce n'è di gente. Facciamo un club nostro, un chopper club.”
Durante l'estate del 1962 fondammo l'El Forastero MC. Il nome del club è significativo, vuol dire gli estranei, i forestieri. Siccome nessuno capiva cosa stessimo guidando, o perchè, decidemmo di usare un nome che nessuno intendesse.
Pareva fossimo gli unici a girare coi chopper in tutto il midwest.
Poi, nel febbraio del '64, andammo al car show di Kansas City.
Là incontrammo un tipo, un certo Dave Mann. Era stato in California e aveva visto dei chopper. Gli erano piaciuti, ne aveva costruito uno e l'aveva portato allo show.
Quando ci incontrammo, fu come se ci fossimo conosciuti reciprocamente da anni!
Avevamo qualcosa in comune... il Chopper.
Era qualcosa che o lo capite o non lo capite.

Dave stava anche esponendo un suo dipinto davanti al chopper, il suo primo dipinto di moto, “Hollywood Run”. Essendo anch'io un artista, gli chiesi cos'altro avesse dipinto e mi disse perlopiù ragazze pin-up. Gli domandai perchè non avesse disegnato altre scene di moto e lui mi rispose che non avrebbe saputo cosa disegnare. Allora replicai “perchè non dipingi semplicemente cosa vedi?”
Più tardi, quell'anno, dopo esserci scritti ed incontrati alcune volte a Kansas City, Dave volle sapere se poteva far parte del club. Divenne fondatore della sezione di Kansas City nel febbraio del '65.
Più o meno nello stesso periodo, io, Tiny e Dave si conobbe Grey Cat, Lucky Sprat, Fat Frank e Dan Jungroth di Minneapolis, anche loro in sella a dei chopper. Fondarono la sezione di Minneapolis nel maggio del '65.
Nel febbraio del '66 invece, io e Tiny andammo in California, e mentre eravamo là, mostrammo una foto del dipinto “Hollywood Run” ad un amico, Ed “Big Daddy” Roth. In quel tempo, Roth stava orientando il suo interesse dalle macchine alle moto, e riconobbe il potenziale del lavoro di Dave.
Lo stesso anno Roth stampò una serie di poster dei primi lavori di Dave, la prima pubblicazione di Dave in tutta la nazione. Alcuni dei primi lavori di Dave ritraevano me ed altri membri del club. Dipinti come “Bakersfield”, “Blackboard Cafè”, “Bikers Weddind” ed altri hanno soggetti verosimili, ma certi come “The El Forastero Cave Party” son veramente successi nelle cave sotto Kansas City nel Missouri. L'inserto centrale della rivista Easyrider, “My (OLD) Gang”, ritrae, da sinistra verso destra, me, Grey Cat, Tiny, Skip Taylor e Dan Jungroth.
E' grazie ai dipinti di Dave Mann, raffiguranti lo stile delle moto custom, che oggi i chopper son più diffusi di allora. Dave ha portato agli occhi del pubblico l'immagine del chopper e di conseguenza ha aiutato a tener vivo l'interesse!
Per esser uno che una volta mi ha detto che non avrebbe saputo cosa disegnare, credo abbia dipinto più scene biker e costruito più moto lui, con un pennello, che chiunque abbia potuto mai immaginare!
Mi sento privilegiato di aver conosciuto Dave Mann, di aver fatto parte della sua vita. Non è mai cambiato. Non importa quanto sia diventato famoso, è sempre rimasto la solita persona che conoscemmo io e Tiny, tanto tempo fa'.
Duranti gli anni, Dave ha continuato ad inviare al club dipinti e lettere. Molti sono esposti alla club-house dell'El Forastero di Sioux City.
Sono fiero di dire che, dopo 42 anni, l'El Forastero MC è ancora attivo ed è rimasto un chopper club, con sezioni a Sioux City, Des Moines ed Okoboji nell'Iowa, a Kansas City e St. Louis nel Missouri, a Minneapolis nel Minnesota ed a Wichita nel Kansas.
Dalla morte di Tiny dell'anno scorso, sono l'unica persona rimasta viva che possa avervi raccontato questa storia. Voglio ringraziare tutti per avermi ascoltato. Grazie."
Tom Fugle

Grande Tomas Jerome Fugle! Riposa in pace... ora ti sentirai sempre "twentyseven".


(thanks to Church of Choppers and EFMC for the pics)

mercoledì 7 dicembre 2016

LINEE PARALLELE - Volume 3.

Signori e Signore, Giampo SPEAKS.

Quando le Aquile volavano su Torino.

"Ebbene si! Doveva ancora uscire EasyRider ed a Torino già si era girato un film ispirandosi ai motorcycle movie americani con protagonisti le “EAGLES OF LUCENTO”.
Con il tempo al gruppo si uniscono anche altri elementi che però non abitano nel quartiere “Lucento”,  arrivano da altri quartieri di Torino, il gruppo diventa più folto e da lì si tramuta in “Eagles of Torino”.
Si costruivano tutto da soli, anche perché preparatori all'epoca non ce n'erano. Da schienali con forme assurde a selle, manubri a scalino.

(E non erano secondi a nessuno in tutto il mondo, mandatelo bene a mente! NdVilmino.)

Per le prolunghe delle forcelle e piastre si affidavano ad uno del gruppo che faceva il tornitore ed era molto d'aiuto. Cromare era molto semplice anche perchè di cromatori ce n'erano molti ed a prezzi ragionevoli, si cromava praticamente tutto ciò che era in metallo,  dai pezzi ai serbatoi: un serbatoio di un chopper aveva un ornamento in metallo che ricordava una maniglia, oltre ad essere decorativa diventava utile, perché se per caso rimanevi senza benzina lo smontavi e andavi a fare il pieno.


Tony Harley fu soprannominato cosi perché un bel giorno andò sotto la Mole Antonelliana dove c'era un'officina che aveva INDIAN e HARLEY Flathead 750 civili e militari lasciate qua in tempi passati, dagli americani. Tony si fece assemblare un Harley con vari pezzi tutti funzionanti, poi costruì personalmente un manubrio Ape-hanger esagerato ed usò questo Flathead assemblato per un periodo (la si vede anche nel film “I Fiori del male”) ma dopo un po' la mollò perché gli dava sempre problemi e tornò al suo Gilera 8-Bulloni chopper. 


Nella vita di tutti giorni alcune Aquile lavoravano e altre si arrangiavano, ma quando erano tutti in  gruppo si aiutavano l’uno con l’altro, chi aveva più soldi li metteva in comune, chi non li aveva ricambiava in altre maniere… 

Si suona per cibo e benzina.

Il primo viaggio lungo del gruppo fu nel 1969, direzione Puglia... ne successero di tutti colori, quando arrivavano nei paesini, la gente sentiva il rombo dei motori, li guardava guardava e subito dopo chiudeva porte e finestre. Nonostante ciò, la gente comunque era socievole, dato anche il loro comportamento tranquillo. Quel viaggio fu pazzesco sia in positivo che negativo: Macchi e Mimmo ebbero un incidente dalle parti di Copertino. Non potevano lasciarli lì!
La sosta forzata fu lunga due settimane ma in quel paese ormai si erano ambientati, gli infermieri  avevano trovato loro da dormire e quando andavano a trovare i ragazzi era sempre festa... cibo, vino, spaghetti.
Ci fu anche un incontro con i New Trolls, sulla tangenziale di Bologna. Due auto enormi, forse americane, li sorpassarono e costrinsero il gruppo ad accostare. L’aria diventò subito tesa temendo ci fossero dei problemi. Parcheggiarono e subito sulla difensiva aspettarono la discesa dalle auto... scesero dei capelloni come loro ed erano i New Trolls che invitarono le Eagles a Rimini per il loro concerto. Volevano che le Aquile stessero sotto il palco, fu dura da far capire al gestore della discoteca che questo gruppo di motociclisti era stato invitato dal complesso, ma visto la loro insistenza i gestori chiamarono i New Trolls e tutto andò a posto. 
Durante i viaggi però non era sempre così e finiva a botte solo perché erano diversi. 
Gli anni scorrono e man mano gli ingenui anni sessanta vanno a scomparire, anche con le forze del ordine era diverso. Molti erano gli attriti e molte le fughe da Vigili Urbani e Polizia: loro sapevano benissimo in quale bar giravano le Aquile e dove trovarle ma la sfida era fermarli per strada. Non si contano gli inseguimenti, era come una corsa continua, volevano fermarli mentre correvano in moto. 
Con gli anni 70 il gruppo iniziò a  cambiare, ed anche le cose. Diventando sempre più adulti gli inseguimenti non erano più cosa e, soprattutto, scappare ed esser inseguiti era rischioso... ora la polizia sparava!
Così le Aquile iniziano a migrare verso il nord Europa, il gruppo si prepara a fare un viaggio in Olanda ma per questo viaggio non tutti partono come per il primo Run in sud Italia.


In Olanda incontrarono anche gli Hells Angels e non divennero proprio subito amici.
Conoscendosi però, maturò rispetto reciproco e qualcuno del gruppo si affiliò anche a loro.


Fatta amicizia, gli Hells olandesi vennero a trovare le Aquile a Torino e per alcuni giorni si accamparono con le tende nel cimitero sconsacrato di Lucento, un altro punto di ritrovo delle Aquile. Era un ex cimitero, un piccolo angolo verde incustodito, con sterpaglie, a 300 metri dalla piazza di ritrovo delle Aquile, dove ora ci son dei campi sportivi ed una piscina.
Le Aquile, oramai cani sciolti, non riuscivano a stare fermi, il bar era diventato stretto, sempre su e giù per l’Europa in viaggio, qualcuno del gruppo si stabilì in Olanda, aveva capito che forse era meglio.
Comunque questi viaggi tutti insieme avevano reso il gruppo più compatto, c’era come una specie di magia che li teneva uniti, vivevano il presente.
Un altro obiettivo delle Aquile era andare in India in moto e starci per un po'. Così attrezzarono le moto con sidecar, trovarono anche un cane che facesse la guardia durante gli accampamenti lungo il viaggio. Purtroppo varie vicissitudini non fecero andare a segno il progetto, solo un amico del giro ci provò: Giancarlo attrezzò il Guzzi con Sidecar ed insieme ad un amico partì con tanto di pezzi di ricambio. Ma non arrivarono mai a destinazione, in Jugoslavia si ruppe la ruota del carrozzino, in Grecia ebbero seri problemi meccanici ed il viaggio si concluse lì.
Purtroppo molti membri come Dario “ORSO”, Monky, Cris, Mimmo, Gino “Il Biondo” anticiparono l’ultimo grande viaggio. 
Le “EAGLES OF LUCENTO” rimarranno sempre un capitolo italiano importante della storia del Chopper, una banda cresciuta in quartieri difficili ai margini della Torino-motorcity."

Grande Giampo, grazie infinite per aver condiviso tutto questo.


 In piazza prima di una partenza.

Una Triumph Hurricane 750, rara anche ai tempi.
Scocca disegnata da Craig Vetter, famoso anche per vari modelli di carene Harley.

Sempre in piazza.

Aldo e Cris.

Il chopper Shovel d'oltre-oceano delle Aquile.

Il chopper di Guido e chopper lady.

Aldo ed il suo Guzzi.

FUCK THE WORLD! 

RIDE ON!





lunedì 28 novembre 2016

DEVOTION TO ROOTS

The EL FORASTERO MC.

La Legge.













submitted by Graziano V.